
Giovedì 18 ottobre 2001
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Intervista allo
Shaykh Abdul Hadi Palazzi: Il direttore della comunita' islamica di Roma:
di Dimitri Buffa Shaykh Abdul Hadi Palazzi, direttore della comunità islamica italiana di Roma, avrebbe dovuto partecipare alla puntata del 28 settembre del programma gestito da Michele Santoro su Raidue ogni venerdì sera. Era molto piaciuto il titolo (solo quello) di una intervista data a "la Stampa" di Torino: “L’America ha pagato le sue colpe”. Le "veline" di Santoro che ne filtrano la trasmissione, però, hanno presto scoperto l'arcano: Palazzi si riferiva esclusivamente al rimprovero agli USA di non aver vigilato per tempo sull’integralismo fondamentalista e di avere abbassato la guardia. Un'argomentazione di semplice buon senso. Nessun appello anti-americano. Quindi non l'hanno più invitato. Shaykh Palazzi ha spiegato così a "Libero" i dettagli della vicenda. Ci può raccontare come sono andate le cose da Santoro per favore, specificandoci lei chi è e chi rappresenta? "Io rappresento l'Associazione musulmani italiani, della quale sono stato eletto segretario nel 1993, e che è stata fondata dai primi islamici italiani a Napoli nel lontano 1982, un gruppo di musulmani provenienti da Somalia e Libia, cui si sono aggiunti i nuovi convertiti italiani. La nostra Associazione combatte il fondamentalismo, promuove il dialogo interreligioso, e siede nel consiglio della Islam-Israel Fellowship." Passiamo a Santoro, Cos'è accaduto? "Il giorno prima della trasmissione fui contattato dalla solita signorina che aveva letto il titolo della mia intervista a "la Stampa" e che voleva farmi dire in trasmissione tutte cose che io non penso." Ad esempio? "Che la creazione di uno stato palestinese era da considerarsi prioritaria per la fine dei problemi in Medio Oriente e che Arafat era un interlocutore indispensabile.." Mentre per lei? "Arafat, attuale 'premio Nobel per la pace', 30 anni fa non era null'altro che il Bin Laden della sua epoca, un terrorista di Alessandria d'Egitto, pagato dai Nasseriani e dai Baathisti, così come Bin Laden è un terrorista wahhabita foraggiato dagli emiri che sostengono la candidatura di Abdullah Ibn Saud contro quella del cugino considerato filoamericano (cioè Walid Ibn Sultan), a succedere all'ormai anziano e malato re Fahd. Dare credito, fondi e potere ad Arafat significa incoraggiare quelli che vogliono divenire emuli di Bin Laden e che potrebbero sperare di ottenere ulteriori concessioni dalla comunità internazionale per via del timore legato al ripetersi di atti terroristici." Quindi? "Dopo aver spiegato alla collaboratrice del Dr. Santoro come la pensavo, ho atteso fino alle 20 e trenta che mi richiamassero, poi ho telefonato, e mi hanno detto che erano molto spiacenti: non si faceva più quella puntata a tema..." Invece? "Invece il giorno dopo e la settimana successiva il tema era sempre quello dell'Islam, solo che avevano scelto uno dei tanti estremisti che si mettono in mostra con proclami altisonanti e demenziali."
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